La differenza tra Export ed Export Management

Abbiamo letto con interesse i contenuti scritti da Joe Santangelo, Manager di esperienza internazionale, Docente universitario e sostenitore del network di TEM ITALIA.

Di seguito una estrapolazione di una parte di un suo volume, disponibile anche on line, che ci ha colpito e incuriosito, e che abbiamo “fatto nostro” nel seguente articolo, in cui ci riconosciamo appieno, sia operativamente che strategicamente.

Chiunque abbia maturato nella propria vita professionale un’esperienza di business internazionale sa che non si può ragionare in termini di Internazionalizzazione senza prima passare dall’Export, che è a tutti gli effetti la pietra angolare del processo di internazionalizzazione di un’azienda.

L’esportazione è il punto di partenza dell’internazionalizzazione, e il primo obiettivo delle aziende che vogliono aprirsi ai mercati oltre confine.

Ma cosa rende questo processo più efficace? Come affrontare queste attività in maniera più efficiente? Si può parlare di Export Management?

Facciamo un passo indietro.

Alcuni imprenditori pianificano la propria attività di export partendo da una strategia comunicativa prima di iniziare l’esportazione e altre operazioni internazionali. Questo approccio può portare a risultati soddisfacenti.
Non ci si può improvvisare nell’aggiornamento dei propri canali di comunicazione, nella traduzione dei documenti di comunicazione commerciale.
Implementare una strategia comunicativa efficace è possibile ma necessita di un insieme di azioni congiunte (creazione del sito, traduzione, stesura di contenuti, ricerca di immagini) che non sempre l’imprenditore o i suoi collaboratori hanno il tempo di svolgere con costanza.

Altri imprenditori si concentrano su una strategia più ampia, che vada più a fondo nella comprensione e nel modo in cui può essere gestito il processo di esportazione, partendo da un’analisi delle caratteristiche peculiari della propria azienda, l’analisi dei punti di forza (e dei punti di debolezza, forse più importante), degli strumenti di comunicazione, fino all’istituzione di un ufficio ad hoc con personale formato, oppure appoggiandosi ad un esperto del settore.

Di fatto, qualsiasi progetto, cambiamento, aggiornamento, o investimento, prima di portare i suoi frutti, necessita di TEMPO, COSTANZA e DETERMINAZIONE NEL PERSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI.

Dunque, torniamo a noi

Che si tratti di comunicazione o che si tratti della stesura di una strategia, all’apice di questi processi cosa fa la differenza? E, allo stesso tempo, cosa costituisce il minimo comune denominatore di tutte quelle attività finalizzate all’export evidenziate finora?

La differenza tra un progetto efficiente ed un approccio meno efficace si può vedere alla sua base, ovvero nel nucleo manageriale del processo, vero cuore pulsante di tutte le attività operative successive.

Fare export con approccio internazionale, insomma.

Il manager, persona incaricata di gestire e organizzare il progetto di esportazione, sia che sia una figura esterna sia che si tratti di una figura più stabile inserita all’interno dell’azienda, deve possedere delle caratteristiche peculiari.

Di quali caratteristiche stiamo parlando?

Il termine “Manager” deriva dal verbo inglese “gestire”, che in sostanza significa coordinare con il fine ultimo di raggiungere un obiettivo specifico.

Possiamo quindi parlare di competenze tecniche, come la conoscenza del tasso di cambio e della tassazione, la scelta di nuovi potenziali mercati esteri e l’elaborazione di strategie efficaci per l’ingresso e il consolidamento della presenza aziendale nei paesi individuati.

E’ fondamentale, sì definire le linee d’azione in base alle direttive della politica export fissate dalla direzione aziendale, ma è altrettanto fondamentale saper identificare e selezionare le principali opportunità di business, coordinando il piano di promozione sul mercato internazionale:

Solo in questo modo si potrà portare esperienza e valore aggiunto in azienda.

E’ sufficiente?

Un Export Manager non deve solo sapersi interfacciare con gli aspetti giuridici e legali della sua attività: l’avvicinamento ad un paese diverso porta con sé diversi divari culturali, per cui è fondamentale la conoscenza delle lingue, sia di quella inglese che della lingua straniera dell’area geografica in cui si trova a operare.

Ma non è ancora sufficiente.

No, non a caso la negoziazione internazionale è una disciplina complessa, ed un Export Manager unisce nel proprio background anche Psicologia delle culture, antropologia, sociologia delle organizzazioni, comportamento organizzativo e nozioni marketing internazionale.

Unendo le competenze tecniche alle competenze trasversali, forse ancor più importanti, denominate soft skills, si raggiunge il “livello manageriale” minimo per affrontare il percorso dell’export con approccio e mentalità internazionale, che fa la differenza con l’approccio che può definirsi “a spot, o occasionale” che rischia di costare molto più caro (in termini di denaro, ma soprattutto di tempo) di un approccio strutturato.

Tem Italia, grazie al proprio network di manager esperti di oltre 20 settori e oltre 100 mercati, contribuisce a trovare nuove opportunità per le PMI italiane, portando managerialità nelle imprese che necessitano di affrontare il processo dell’export con una strategia pensata e con metodo.

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