Export Square, export per contaminazione

7 imprenditori, 1 moderatore, 1 tavolo.

Si parla di export ma non nel modo in cui siamo abituati: non c’è un docente che “insegna”.

Tutti intervengono per raccontare la propria esperienza internazionale, i propri bisogni, le difficoltà incontrate ed i successi ottenuti.

E’ incredibile osservare come tutti hanno qualcosa da imparare dall’altro e di come fluiscano naturalmente consigli e spunti reciproci.

E’ ancora più importante notare che i bisogni e le tematiche che necessitano di approfondimenti siano molto distanti dai contenuti dei “soliti seminari” sull’export.

Ma andiamo con ordine:

Cos’è Export Square?

E’ una nuova generazione di eventi, riservata agli imprenditori, su invito ed a numero chiuso.

Un evento temporaneo ed itinerante, dove le imprese stanno insieme per confrontarsi, condividere bisogni, idee, errori e successi e per provare ad immaginare possibili collaborazioni tra loro e soluzioni ai principali problemi incontrati nel fare internazionalizzazione.

Come funziona Export Square?

Gli imprenditori invitati appartengono ad uno specifico settore o ad una filiera. Oppure, provengono da comparti diversi ma con delle affinità dimensionali. Nessuno è in concorrenza.

Tutti hanno a che fare con export e internazionalizzazione, chi opera all’estero in modo stabile, chi lo fa in modo non continuativo, chi vorrebbe cominciare a vendere all’estero.

Dopo i saluti iniziali, il moderatore illustra le regole del gioco, espone alcuni dati settoriali per “rompere il ghiaccio” e fornire qualche spunto su cui cominciare il dibattito e chiede a ciascun partecipante di presentarsi brevemente.

Da quel momento parte un giro di tavolo in cui ogni partecipante è chiamato a raccontare come si rapporta con l’export.

Non ci sono regole: ognuno può parlare dei propri risultati, dei propri bisogni ed obiettivi, così come delle difficoltà incontrate oppure porre semplicemente dei quesiti agli altri “colleghi”.

Si apre così un confronto spontaneo sull’export.

Veniamo al primo Export Square, tenutosi a Brescia il 13 settembre.

Gli invitati sono imprenditori appartenenti al settore “casa”.

Ci sono 4 rappresentanti del comparto arredamento: cucine, arredamento su misura per abitazioni, arredo di design, divani.
Due provengono dall’illuminotecnica: un produttore di lampadari artigianali e su misura ed un produttore di componenti in vetro per apparecchi di illuminazione.
Uno è un produttore di rivestimenti in pietra rustica.

Tutti hanno a che fare con l’export, anche la realtà che ancora non l’ha fatto direttamente (ma solo vendendo a clienti italiani che poi esportano i propri prodotti) si sta attrezzando per farlo. Alcune realtà dell’arredamento hanno un’esperienza di lungo corso con i mercati esteri.

Al primo giro di confronti emerge un problema comune: spesso le imprese sono focalizzate sul prodotto, sottovalutando l’importanza della comunicazione dello sviluppo commerciale.

Questi due aspetti sono considerati secondari rispetto alla produzione e spesso non è presente in azienda personale dedicato. Questo si traduce in mancanza di tempo e competenze per poter aggredire nuovi mercati.[Queste prime considerazioni sono coerenti con il nostro pensiero: in questo articolo parlavamo dei 3 pilastri fondamentali dell’export,che sono il prodotto, le persone e la comunicazione]

Al bisogno di trovare formule per combattere la concorrenza low-cost proveniente dai mercati a basso costo del lavoro, il gruppo concorda che la soluzione sia puntare sull’artigianalità, la qualità ed i prodotti e servizi su misura.

Questo approccio, comune a tante piccole imprese italiane, porta però una minaccia: essere piccoli e soli al cospetto dei competitor multinazionali.

Ecco quindi che emerge il bisogno di aggregazione, per avere le spalle più larghe, ridurre i costi, offrire soluzioni più complete e quindi un servizio migliore al cliente.

Non manca chi ha fatto parte di una rete e ne ha osservato i punti di debolezza, essenzialmente legati a conflitti interni.

Una possibile soluzione arriva da un approccio di rete “informale”, utilizzato dalla falegnameria presente che, offrendo arredi su misura, ha fatto squadra con altri artigiani dei settori marmo, vetro, ottone, ecc., per rispondere alle richieste sempre diverse da parte degli architetti.
Accettando tutti il fatto che le commesse, compreso la scelta dei materiali e quindi degli artigiani coinvolti, siano a discrezione degli studi di architettura, sono stati superati i principali motivi di conflitto.

La chiacchierata è proseguita davanti ad un piccolo buffet, favorendo la conoscenza reciproca e l’avvio di potenziali sinergie e collaborazioni.

I commenti favorevoli ricevuti dimostrano che Export Square sia un format vincente perché porta alla crescita e all’arricchimento di ciascun partecipante.

A presto per il secondo Export Square!

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