Il caffè rientra nelle innumerevoli eccellenze che distinguono il Made In Italy, e gli italiani lo sanno bene, come riporta una ricerca condotta per il Consorzio Promozione Caffè. Il 75% degli italiani lo considera un punto di forza del Made in Italy. 

Commercio mondiale del caffè

Dopo il petrolio il caffè rappresenta la merce più commerciata al mondo (Fonte: Statista).

Secondo i dati ricavati da un’analisi della piattaforma ExportPlanning, il commercio mondiale del caffè nel 2020 ammontava a 10.9 miliardi di euro con un prezzo medio di vendita pari a 7.51 € al Kg.

Come si può evincere dal grafico sottostante, il mercato del caffè sta vivendo a partire dai primi anni 2000 un periodo di crescita costante. Nello specifico, tra il 2001 e il 2008 il tasso di crescita medio annuo è stato pari a +9.4% mentre nel periodo 2009-2020 +9.1%.

I principali esportatori di caffè al mondo sono Svizzera, Germania e Italia, per un valore totale di 5,7 miliardi di euro. 

É bene specificare che ci si riferisce in questo articolo al caffè torrefatto e non al cosiddetto green coffee, ovvero il caffè nella fase precedente la tostatura. Esso viene prodotto ed esportato principalmente da Brasile, Vietnam e Colombia (Fonte: Statista). 

In linea generale si può affermare che il caffè è coltivato nella zona sud del mondo e viene consumato soprattutto nel nord. Una curiosità riguarda in particolare i Paesi Bassi, che secondo una stima del 2015 hanno il più alto consumo pro capite di questa bevanda.

Caffè italiano nel mondo

Dei 10 miliardi di euro citati sopra l’Italia produce ed esporta un valore pari 1.5 miliardi di euro (dati Export Planning, 2020). Si colloca al terzo posto tra i paesi esportatori di caffè nel mondo (dopo la Svizzera e la Germania).

Le imprese specializzate nella produzione di caffè torrefatto in Italia sono circa 900 (2020).

Maggiori importatori di caffè 

I mercati principali importatori di caffè torrefatto nel 2020 sono stati: 

  1. Francia
  2. USA
  3. Germania
  4. Paesi Bassi
  5. Canada
  6. Regno-Unito
  7. Spagna
  8. Austria
  9. Belgio
  10. Polonia

Si può notare che tra  primi 10 importatori la maggior parte sono mercati europei. 

Il valore importato nel 2020 da questi 10 mercati sopra citati è pari a circa 7 miliardi di euro, ovvero il 63% del totale a livello mondiale.

La Francia risulta essere il primo paese importatore, con un valore di import 2020 pari a circa 2 miliardi di euro (18% del totale).  

Su quali mercati puntare per esportare caffè italiano?

L’identificazione dei principali mercati importatori di caffè è un dato importante per avere un quadro generale del settore. Tuttavia, per effettuare un’analisi più approfondita è bene prendere in considerazione anche il valore della quota di mercato italiana. 

Ciò significa verificare in quale percentuale i mercati acquistano caffè italiano e individuare in questo modo i mercati potenzialmente più interessanti per le aziende del nostro paese.  

Nello specifico, i paesi in cui l’Italia detiene maggiori quote di mercato sono:

  1. Germania (33 %), dove il nostro paese risulta essere il primo esportatore 
  2. Polonia (22%)
  3. Austria (15%)
  4. Regno Unito (12,5%)
  5. Francia  (7%)

Effetti della pandemia sull’export del caffè

I principali mercati di importazione e consumo di caffè in Europa, Nord America e Asia sono stati colpiti dalla crisi dovuta alla pandemia COVID-19. I governi hanno imposto misure, come il distanziamento sociale e chiusure che hanno avuto un enorme impatto su bar, ristoranti e altri punti vendita fuori casa. 

Tuttavia è significativo evidenziare come le performance del commercio mondiale di caffè relative al 2020 siano rimaste pressoché stabili rispetto al 2019, conseguenza del fatto che durante il lockdown il consumo di caffè domestico abbia compensato il consumo attraverso il canale Horeca. Ciò si spiega anche con l’attuale tendenza ad effettuare shopping online.

Il mercato globale del caffè è altamente competitivo, dominato da grandi player di settore come Nestlé e la catena Starbucks.

Per una PMI italiana potrebbe risultare complicato farsi strada e affermarsi all’estero, soprattutto perché si tratta di un processo che richiede tempo, risorse e metodo. Se manca anche solo uno di questi elementi è più probabile commettere errori e non ottenere i risultati desiderati. 

Per questo motivo, negli ultimi anni si è sempre più diffusa la figura del Temporary Export Manager, un professionista che, data la sua consolidata esperienza è in grado di supportare le aziende nello sviluppo di mercati esteri, fornendo in breve tempo delle conoscenze specifiche e una strategia mirata volta ad ottenere le prime vendite.

Erica Gabella

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