Poco tempo fa siamo stati contattati da un’azienda che voleva esportare caffè (torrefatto) nel mercato indiano. La scelta di questa destinazione veniva dal fatto che erano a conoscenza del fatto che l’India apprezzi particolarmente il caffè italiano.

Abbiamo constatato che oltre il 60% dell’import di caffè torrefatto in India proviene dall’Italia. Si tratta di una quota di mercato enorme, che molto raramente un Paese esportatore riesce ad ottenere – si pensi che in generale una quota del 10% è già considerata importante – e senz’altro un dato molto interessante per il nostro cliente.

Tuttavia questo dato da solo non bastava per cui siamo andati a verificare il valore delle importazioni totali di caffè in India ed è emerso un dato molto preoccupante: l’India è solo il 113mo Paese importatore di caffè ed i volumi totali nel 2016 sono stati (solo) di 831.000$!

Un’altra informazione importante, ed in linea con quest’ultimo dato, è che le importazioni non stanno crescendo bensì hanno perso circa il 4% dal 2012 al 2016.

Le motivazioni sono così sintetizzabili:

L’India è un produttore di caffè, il sesto al mondo

gli indiani non sono grandi consumatori di caffè (il consumo annuo pro-capite è di soli 60g) e difatti l’80% del caffè prodotto è destinato all’export (di cui il 30% è venduto in Italia!)

il governo indiano favorisce la produzione (e la torrefazione) di caffè in loco ed impone un dazio doganale del 100% all’importazione di caffè (sia grezzo che torrefatto)

Per queste ragioni abbiamo sconsigliato al nostro cliente (che per altro si affacciava per la prima volta ai mercati internazionali) di approcciare l’India, suggerendo come destinazioni alternative dei mercati meno complessi, meno distanti (sia geograficamente che culturalmente) che presentassero dei dati molto più attrattivi come ad esempio Spagna e Repubblica Ceca:

rispettivamente il decimo ed il nono importatore mondiale

con volumi decisamente superiori rispetto all’India (260 mln di Euro la Spagna e oltre 300 mln la Rep. Ceca)

in forte crescita (+40% tra il 2012 ed i 2016)

con un’attenzione particolare nei confronti del prodotti italiano (la quota di mercato dell’Italia è di circa il 14%)

Questo è il motivo per cui è importante raccogliere ed analizzare quanti più dati ed informazioni possibili, evitando di farsi “ingolosire” da numeri che se presi singolarmente possono possono indurre a conclusioni errate ma nella visione d’insieme possono essere fortemente ridimensionati o talvolta diventare irrilevanti.

L’attrattività (ad esempio la presenza di domanda del prodotto) e l’accessibilità (come la presenza di barriere all’ingresso) sono fondamentali nella valutazione dei mercati di destinazione.

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